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Parthenope, il mito della Sirena fra Napoli e Varsavia


| Leggende e tradizione
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Partenope, la Sirena che diede nome a Napoli
Partenope vive, splendida giovane e bella, da cinquemila anni; corre sui poggi, sulla spiaggia. E' lei che rende la nostra città ebbra di luce e folle di colori. Parliamo di Partenope, la sirena di Napoli e della sirena che protegge Varsavia.

Partenope sirena di Napoli

Il mito della sirena Parthenope nasce dalle credenze del popolo di origine greca, dei Cumani. Cuma fu la prima città fondata dai Greci, provenienti da Rodi e dalle coste turche, in Italia meridionale e i suoi abitanti sarebbero partiti alla scoperta delle terre più a nord, spingendosi fino alle spiagge dell'attuale golfo di Napoli. Pare che la sirena in questione, la più bella sirena del golfo, sia morta dove oggi sorge Castel dell'Ovo, dove è sepolta una dei patroni di Napoli, Santa Patrizia, il cui culto è venerato nella Chiesa di San Gregorio Armeno. Ad ogni modo, la storia di Partenope è alquanto complicata perchè ne esistono varie versioni. Secondo una delle leggende, Partenope viveva in Grecia e trascorreva molto tempo a guardare il mare, perdendosi in sogni di viaggi. Innamorata del giovane Cimone e ricambiata da questo, fu invece promessa in sposa da suo padre ad Eumeo. Partenope e Cimone decisero quindi di fuggire, trovando approdo sull'isolotto di Megaride (dove sorge Castel dell'Ovo). La ragazza fu tuttavia raggiunta sulla nuova terra dai familiari e con loro Fenici, Egizi e altri popoli, che partirono alla volta di questa nuova e favolosa terra. I nuovi arrivati edificarono case occupando il terrorio tra Monte Echia (attuale Monte di Dio) e Megaride. Sorsero botteghe di artigiani e furono innalzate le prime mura. Nel frattanto Parthenope aveva dato alla luce ben dodici figli, era divenuta una donna amata e rispettata da tutta la comunità e la pace fu duratura.

In un’altra leggenda Partenope è una sirena, con la classica sembianza metà umana e metà pesce. Il suo habitat erano gli scogli in mezzo al mare. Un giorno, la nave di Ulisse, arrivò nelle acque della sirena, che tentò di sedurre l’eroe della guerra di Troia col suo dolce e ammaliante canto. Celebre la leggenda che narra come "quell'uom di multiforme ingegno" riuscì a respingere le seduzioni: cera nelle orecchie e si proseguì la rotta (con qualche defezione). Distrutta dal dolore, Partenope si suicidò gettandosi da un’alta rupe ed il suo corpo fu trasportato dalla corrente fino al Golfo di Napoli, fermandosi all’isolotto di Megaride: qui Partenope perse i suoi tratti fisici per trasformarsi nello spirito della città a cui oggi dà nome. La sirena e la sua vita fra le onde restituiscono oggi le poetiche forme del paesaggio napoletano, o per meglio dire "partenopeo": il capo ad oriente verso la collina di Capodimonte, ed il piede ad occidente, verso la collina di Posillipo. Napoli, Neapolis, allora nasce dal mare, un elemento naturale con cui stabilisce un solido rapporto e dal quale ottiene le attività di sostentamento.

Una storia fatta di miti e credenze per una città che, diversamente dalle altre, nasce dal mare, dal moto delle onde e dalla poesia delle civiltà antiche.

La sirena di Varsavia



Una leggenda popolare vuole che anche la capitale della Polonia, Varsavia, abbia antichi parenti metà donna e metà pesce. Secondo la credenza la sirena, proveniente dal mar Baltico (il mare tra la Scandinavia, la Polonia e la Germania) risaliva la Vistola, il fiume più lungo della Polonia, che bagna Varsavia prima di sfociare nella baia di Danzica, nel Baltico per l'appunto. Nuotando nelle acque della capitale polacca, la sirena fu catturata per essere mostrata nei mercati e nelle fiere, come attrazione speciale. Solo il figlio di un pescatore, mosso a compassione, la liberò e lei per ringraziarlo gli garantì il suo aiuto se necessario. Così oggi la Sirena di Varsavia appare armata di spada e di scudo per difendere la città.