Vincenzo Gemito, un artista napoletano


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Vincenzo Gemito e la sua meravigliosa follia
Di umili origini Vincenzo Gemito è uno dei più grandi artisti napoletani nel periodo compreso tra fine 800 e inizio 900.
La storia di Vincenzo Gemito è la storia di un trovatello che come tutti gli altri trovatelli napoletani di fine 800, vedeva il proprio destino indissolubilmente legato alla ruota dell' Annunziata, per essere poi affidato ad una nuova famiglia adottiva. Fu così che il piccolo Vincenzo Gemito trascorse l'adolescenza insieme ad una giovane donna che aveva perso il proprio figlio: in questi anni Gemito frequenta botteghe, facendo prima il fabbro, poi il sarto e l'operaio ed infine il garzone di una caffetteria. A 12 anni s'iscrisse all'Accademia di Belle Arti, dove in seguito, avrebbe conosciuto il pittore Antonio Mancini e altre personalità in vista nel mondo dell'arte a Napoli. Il suo laboratorio si trovava sulla salita del Moiariello, tra via Foria e Capodimonte. Poi si trasferì nell'attuale zona del Museo Archeologico: a questo periodo risalgono alcune sue importanti sculture, come il famoso "Pescatoriello", che sarebbe divenuto poi un classico soggetto della scultura napoletana del tempo.



Trasferitosi a Parigi per alcune esposizioni e premiazioni, fece ritorno a Npoli dove stabilì una propria fonderaia, nella zona di Mergellina. Il suo delicato equilibrio psichico iniziò a manifestarsi in questo periodo, in occasione di un'importante commissione che dovette procurargli non poche incertezze: la labilità della sua personalità si evidenziò quando non riuscì a realizzare una statua marmorea di Carlo V, destinata a una delle logge della facciata di Palazzo Reale; l'insoddisfazione fu tale che per un po' fu ospitato in una casa di cura, che avrebbe poi abbandonato preferendo il ritiro domestico. Per vent'anni, dal 1887 al 1909, rimase in esilio volontario nella sua abitazione di via Tasso, al quale avrebbe finalmente messo fine solo su invito della moglie del Duca d'Aosta, Elena d'Orleans. Tornò così a lavorare e proprio a questo periodo risalgono altri suoi importanti lavori: il ritratto di Raffaele Viviani e gli studi sul volto di Alessandro Magno. Vincenzo Gemito è particolarmente ricordato per la tenacia e la passione con cui affontava il suo lavoro: era un saggio ma anche ironico conoscitore del mondo. Come quando commentò con divertita leggerezza circa il furto della Gioconda nel 1911: "...La Gioconda non la distruggerà nessuno, tornerà, chissaquando ma tornerà..." - oppure quando, a lungo atteso ad una colazione in onore di Antonio Mancini, rispose che era in attesa di un facchino al quale consegnare una statua, che invece non si era presentato. Quando gli fu chiesto se ne avesse cercato un'altro, Gemito rispose: "Nunsignore, m'aggio miso 'a statua ncuollo e nce l'agge portata io stesso al cliente". Su di lui hanno scritto importanti uomini del suo tempo, fra letterati ed artisti del calibro di Salvatore Di Giacomo e Alberto Savinio e le sue principali opere si trovano in esposizione al museo del Bargello di Firenze, al museo civico di Castel Nuovo, al Museo di capodimonte e alla Galleria dell'Accademia di Napoli.

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