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Gay Odin, l’eccellente cioccolato napoletano

gay odin fabbrica
A Napoli (e non solo) chi dice Gay Odin, vuol dire cioccolato
E’ la fine dell’ '800 in un’Italia ancora a soqquadro dopo l’unità, quando Isidoro Odin, giovane cioccolatiere piemontese si mette in viaggio per Napoli.
Qual è il motivo di un viaggio così scomodo? Odin ha voglia di sperimentare nuovi gusti e sa che Napoli è la città giusta per farlo.
A fine ottocento, infatti, Napoli è ancora un grande centro culturale, ritrovo di artisti da tutta Europa.
Nasce così è la prima bottega Gay Odin, semplice ed elegante a metà strada tra laboratorio artigianale e rivendita al dettaglio nel quartiere Chiaia, salotto buono della città.
Come atteso, Napoli accoglie con grande entusiasmo le nuove creazioni Gay Odin, ricette e sperimentazioni golosissime per i palati partenopei. Il successo è talmente grande e la richiesta così elevata che Isidoro si convince.
Gay Odin apre prima un punto vendita a via Toledo e poi, nel 1922, la fabbrica alle spalle di via dei Mille. Oltre al caffè, i napoletani si scoprono avidi consumatori di cioccolato. Invogliati anche dalla instancabile inventiva di Isidoro che propone costantemente nuove ricette, i cittadini fanno la fila per il cioccolato Gay Odin.
Il segreto della bontà del cioccolato Gay Odin? La lavorazione. Artigianale, paziente, sempre attento ai gusti della clientela. Negli anni Sessanta il passaggio di gestione alla famiglia Castaldi-Maglietta è difficilmente percepibile alla clientela.
Ingredienti, metodo di lavoro e fornitori restano gli stessi, così come Isidoro resta ad affiancare nella direzione dell’azienda. A quasi 100 anni dall’apertura della prima bottega, ancora oggi Gay Odin evoca gusto, aroma, profumi ed effluvi del migliore cioccolato. In città, ormai sono nove i punti vendita, e ce n’è uno anche a Roma e Milano.
E’ inoltre aperta la possibilità di acquistare online, scegliendo da un vasto catalogo di creazioni originali. Non resta altro che lasciarsi tentare dalle prelibatezze dei migliori “Maîtres Chocolatier” made in Naples. Magari indulgendo in qualche concessione fatta al gusto, con l’unico problema dell’imbarazzo della scelta.