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  • Dinosauri in carne e ossa in mostra a Napoli

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  • Mostra fotografica su Sophia Loren a Sorrento

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  • Mostra Klimt alla Reggia di Caserta

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  • Amori Divini al Museo Archeologico di Napoli

    Amori Divini al Museo Archeologico di Napoli

La leggenda dell'uomo villoso

Il bassorilievo di via Mezzocannone: il mito di Colapesce
Fu il filosofo Benedetto Croce nel suo libro "Storie e leggende napoletane" a narrare questa leggenda metropolitana, emersa più nitidamente grazie al ritrovamento di uno straordinario reperto: un bassorilievo di epoca classica, posto all’angolo di Via Mezzocannone.

Quest’opera venne alla luce durante gli scavi per le fondazioni di Sedile di Porto e murato nel ‘700; una lapide in latino lo ricorda sulla facciata di una casa.
Il fregio scultoreo rappresentava Orione, che nella mitologia era il gigante cacciatore; qui è stato raffigurato come un uomo villoso che brandisce un pugnale nella mano destra. Il bassorilievo, il cui originale è conservato al Museo di San Martino, è stato oggetto di discussione per l'identità del soggetto raffigurato e per l’autenticità della datazione. Ciò nonostante il popolo napoletano decide di attribuire a quel fregio scultoreo il volto di Colapesce, che simboleggiava l’antico Sedile di Porto.

La leggenda legata al mare di Colapesce si diffuse in tutto il meridione e il mito narra che egli facesse parte dei "figli di Nettuno", una setta di sommozzatori votati al dio del mare. Nicola (Cola) pesce era un ragazzo dalle grandi abilità natatorie e spesso effettuava immersioni subacquee, ma un giorno una maledizione lo tramutò in un vero pesce con squame e dita palmate. Egli si faceva inghiottire dai grossi pesci e li usava come mezzo di trasporto marino, dopodiché, giunto a destinazione ne squarciava il ventre e tornava a galla.

Gli iniziati della setta segreta erano aiutati dalla Sirena Partenope che li dotava di poteri magici, grazie ai quali riuscivano ad avventurarsi negli abissi più profondi, per recuperare reperti storici e altri oggetti di natura misteriosa; il nome in codice che utilizzavano era proprio “pesce-Nicolò”.

Voi conoscevate questa leggenda?