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  • Amori Divini al Museo Archeologico di Napoli

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Intalliarsi, un'arte tutta napoletana

Intalliare
Mettere radici o muovere le ali?
Intalliare e intalliarsi, nella sua gustosissima versione riflessiva, è un verbo esclusivamente napoletano.
Come spesso accade, sull’origine di questa antica locuzione sono molto dibattute. Gli esperti sembrano dividersi su diverse versioni: chi fa risalire al greco antico “thallein” (fiorire, germogliare) l’origine di intalliarsi, chi lo fa discendere dal latino “mettere radici” e chi, invece, ne trova origine nell’arcaico “aliare”, cioè “muovere le ali”.
Quale che sia la sua origine, la definizione è di complicatissimo trasferimento. Infatti si tratta una pratica ben diversa dall’oziare o lavorare con lentezza. I significati che più si avvicinano al concetto possono essere: rimandare, procrastinare, e, in definitiva, perdere tempo.
Ma non rendono bene l’idea. Infatti stare senza fare nulla non significa intalliarsi, al limite oziare. Intalliare, infatti, presuppone l’impegno mentale. E’ una modalità che il napoletano, probabilmente ha tratto dall’antica Grecia.
Paradossalmente, quindi, si può arrivare al punto che tempo ed energie spese per intalliarsi siano enormemente superiori a quelle impiegate in attività cosiddette produttive. Non si tratta di perdita di tempo, ma di multitasking, solo che con tempi dilatati, molto dilatati. Per esempio: se devo scrivere un testo e nella ricerca delle fonti mi incuriosisce un passaggio lo approfondisco e cerco altri elementi… e così via. E’ un’ambizione che stride con la nostra contemporaneità accelerata ma poco riflessiva.
E’ un’arte contemplativa, meditativa. Si scorpora di ogni utilità l’attività che si compie per il puro piacere, molto spesso inconscio, di vivere il proprio tempo, aldilà dei concetti inumani di produttività e profitto.