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Cazzimma, un termine che viene “da lontano”

cazzimma
Che cazzimma! E che vuol dire? 
Cazzimma, proviamo a dare una sufficiente spiegazione del termine, ma fareste prima ad imparare quando usarlo piuttosto che conoscerne il significato. Ps: questo è un sottotitolo ricco di cazzimma.
La parola "cazzimma" è compresa nel nostro dialetto che veicola l'atteggiamento di chi in un modo o nell'altro la deve spuntare e, forse per questo, la traduzione non è così scontata, ma anzi si nasconde nelle pieghe della necessità, tra ironia e amarezza. Tutto nostrano il famoso termine “cazzimma”.

A certificarlo anche la famosa e titolata Accademia della Crusca e il famoso linguista Ernesto Ferrero che, nel Dizionario storico dei gerghi italiani, la definisce come : “autorità, malvagità, avarizia, pignoleria, grettezza”. Ma non è proprio così che si può inquadrare il termine. Troppo riduttivo per i partenopei che lo connotano anche di sfaccettature sentimentali. Pino Daniele, il noto cantautore, difatti, a chiunque lo abbia intervistato e chiesto del termine ha così risposto: « Già, “’a cazzimma”. Chi non è napoletano e non ha mai avuto modo di sentire questo termine, si chiederà giustamente di che si tratti. Ebbe’, “cazzimma” è un neologismo dialettale molto in voga negli ultimi tempi. Designa la furbizia accentuata, la pratica costante di attingere acqua per il proprio mulino, in qualunque momento e situazione, magari anche sfruttando i propri amici più intimi, i propri parenti [...].

È l’attitudine a cercare e trovare, d’istinto, sempre e comunque, il proprio tornaconto, dai grandi affari o business fino alle schermaglie meschine per chi deve pagare il pranzo o il caffè». Furbizia opportunistica o anche atteggiamento grintoso e risoluto. Questi i significati che si riscontrano più spesso sulla rete nei diversi siti, blog o anche negli svariati sketch di Alessandro Siani, il quale, durante un dialogo con un milanese che domandava proprio cosa si dovesse indicare con il termine si sente rispondere : «"Nun t’o voglio dicere, chest’è ’a cazzimma!».

Una cattiveria gratuita, quasi paradossalmente genuina, spontanea, ironica. Insomma, una “cazzimma” tutta da riderci su. La storia, però, insegna che il termine sarebbe stato già presente nel linguaggio degli studenti ed adolescenti alla fine degli anni 50 proprio con il significato di bonaria malvagità, utilizzando un insolito ossimoro. In definitiva, il termine, che in origine aveva un significato fisiologico, comincia ad assumere traslato, a partire dagli anni 50, il significato di colui che vuole sopraffare l’altro senza mezzi termini né mezze misure. 

L'immagine in copertina potrebbe essere più esplicativa di cento pagine di linguistica del termine. Ma queste sono cose che si imparano facendo, anzi, parlando Napoletano!