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Palazzo Doria D'Angri e i misteri dell'Unità d'Italia

Uno dei più importanti palazzi monumentali del centro storico di Napoli
Situato lungo via Toledo il palazzo ospitò Giuseppe Garibaldi che dal suo balcone il 7 settembre 1860 annunciò l'annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d'Italia. Con l'aiuto di Salvatore De Crescenzo e della Sangiovannara.
Palazzo Doria D'Angri è forse uno dei più maestosi ed imponenti palazzi monumentali di Napoli. La sua facciata è particolarmente famosa grazie al dipinto che riprende la scena dell'ingresso di Garibaldi a Napoli, che è però esposto nel Museo Civico del Maschio Angioino. Il Palazzo ospita eventi culturali, vernissages e incontri istituzonali all'interno dei suoi sontuosi saloni, affrescati e decorati dai migliori artisti della scuola napoletana.

La fama del palazzo è particolarmente legata agli avvenimenti storici che ha ospitato. Come abbiamo detto, dal balcone di Palazzo Doria Garibaldi si affacciò per comunicare al popolo napoletano la fine del Regno delle Due Sicilie e l'annessione del territorio al nascente Regno d'Italia. Ma le cose non si svolsero senza tumulti e difficoltà. Poco prima dell'arrivo del generale, infatti, fu indetta un’amnistia che riportò in libertà i patrioti e con essi una enorme quantità di camorristi e malviventi schedati come liberali. Questi non persero occasione per turbare le strade e la popolazione sfruttando il pretesto dei disordini relativi all'arrivo di Garibaldi.

Tore 'e Criscienzo

E la soluzione si rivelò così geniale che qualcuno ancora oggi la proporrebbe senza scrupoli: trasformare i malviventi in tutori della legge, i camorristi in poliziotti. Liborio Romano, il ministro dell’interno, costituì la Guardia Cittadina. Incontrò di segreto il celebre Salvatore De Crescenzo detto Tore ‘e Criscienzo, "uomo d'onore" della Pignasecca per proporgli il nuovo ruolo. Accettata la proposta, il camorrista De Crescenzo fu il responsabile dell’ordine pubblico insieme ad altri ilustri esponenti della criminalità fino al periodo successivo all'arrivo di Garibaldi.

La Sangiovannara

In testa al corteo che seguiva la carrozza di Garibaldi, si erano messi vari camorristi della città. Insieme a questi spuntava una figura femminile, prototipo di una moderna donna di azione: la tavernaia Marianna De Crescenzo detta la Sangiovannara, perché nata nel rione di San Giovanni a Teduccio, sulla strada per Portici (le sue fonti biografiche non sono chiare: per alcune è sorella di Salvatore, per altri la compagna). Il carisma e l'energia di Marianna le avrebbero consentito di contraddire la tradizione che negava alle donne la possibilità di appartenere alla Bella Società Riformata (la camorra). Figlia di un fruttivendolo e giovane vedova di un soldato borbonico, aveva messo su una taverna nella Pignasecca (la strada che corre alle spalle di via Toledo congiungendo Montesanto a piazza Carità) , che divenne in breve il covo della malvivenza locale. Gli storici sostengono che non abbia esitato un attimo ad imbracciare il fucile e a influenzare il popolo fino a guidarlo nella cacciata dei regnanti Borbonici dalla città. Una donna attiva, di carattere deciso, che in poco divenne il riferimento femminile per le donne del popolo (la sua figura potrebbe tradursi in quella di Donna Imma Savastano della serie tv Gomorra?), che a lei si rivolgevano per chiarimenti, difficoltà, soccorsi ed ogni genere di necessità. «Marianna ha una grande nobiltà di fisionomia. Passa dal voluttuoso languore della pigra napoletana, alla cupa energia del cospiratore. Alterna il sorriso della giovane al ringhio del lupo affamato» (il giornale parigino l’Illustration). E per concludere, grazie ai i servigi resi alla causa, Garibaldi le conferì una pensione mensile ed il diritto a partecipare alle imminenti elezioni. Una donna senz'atro fuori dal comune, per certi versi di moderna intraprendenza. Nel momento storico che vede la protesta femminista sempre più preponderante ed ingombrante per l'establishment culturale dell'epoca. Da considerare al pari delle souffragette britanniche o semplicemente una donna del malaffare prestata allo stato per necessità?

Tags: Architettura, Arte e cultura