Concerti
  • Cristiano De Andrè in concerto al Teatro Augusteo

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  • Metastasio per celebrare Carlo III di Borbone

    Metastasio per celebrare Carlo III di Borbone

  • Fabri Fibra in concerto al Palapartenope

    Fabri Fibra in concerto al Palapartenope

  • Eduardo De Crescenzo in concerto al Teatro Cilea

    Eduardo De Crescenzo in concerto al Teatro Cilea

  • Caparezza in concerto al Palapartenope

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Visite guidate
  • Visite serali agli appartamenti storici della Reggia di Caserta

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  • Visite serali agli scavi archeologici di Ercolano

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Mostre
  • Dinosauri in carne e ossa in mostra a Napoli

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  • Mostra Pompei e i Greci

    Mostra Pompei e i Greci

  • Mostra fotografica su Sophia Loren a Sorrento

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  • Mostra Klimt alla Reggia di Caserta

    Mostra Klimt alla Reggia di Caserta

  • Amori Divini al Museo Archeologico di Napoli

    Amori Divini al Museo Archeologico di Napoli

Kagoshima, Napoli

kagoshima
Kagoshima e Napoli, due città e una veduta comune
Solo noi napoletani potevamo costruire intere città ai piedi di un vulcano! Alzi la mano chi ha pronunciato questa frase almeno una volta nella vita.
La alzo anche io e confesso di averlo fatto con tutto lo sdegno di cui mi piace dotarmi quando mi lamento della mia città. E invece devo rivedere le mie posizioni. Non siamo gli unici. Non siamo i soli, a questo mondo, ad aver concepito un progetto urbano bizzarro e, a suo modo, tragicamente poetico. Girando il mappamondo, scavalcando i grandi territori euroasiatici e saltando al di là della Corea, incontriamo una città nell’isola di Kyushu che viene chiamata la Napoli del Giappone. È Kagoshima e a questa città ci legano la pericolosa vicinanza tra uomo e un ribollente vulcano e – mettiamola così – un certo spregio del pericolo. Il vulcano che si erge dalla baia di Kagoshima si chiama Sakurajima: il suo nome è composto dalle parole giapponesi jima, isola, e sakura, i fiori di ciliegio il cui arrivo è celebrato in tutto il Giappone con picnic, feste e grandi sbronze. Un nome delizioso e poetico considerato che parliamo di uno dei vulcani più pericolosi al mondo, con una media di 150 eruzioni all’anno che potrebbero spazzare via il milione di persone che abita nel raggio di nove chilometri. Torniamo indietro. Un balzo alle nostre spalle per tornare nella nostra meravigliosa conca mediterranea, dove è distesa Napoli, città a metà strada tra Tunisi e Parigi, levantina ed insieme europea. Volendo raffigurarla non c’è bisogno di chiamare a raccolta la fantasia: il Vesuvio la incornicia e l’abbraccia naturalmente, chiudendo armoniosamente lo sguardo sul golfo e sulla città che si arrampica alle sue spalle. Eppure questo vulcano sonnolento vanta un alto posizionamento nella classifica dei più pericolosi al mondo. E tale onore gli deriva dall’ avere ai suoi piedi una distesa di paesi che contano circa 600mila abitanti ad altissimo rischio in caso di eruzione. Così scopriamo inaspettate connessioni tra Napoli e Giappone, celebrate da un gemellaggio e da una dedica reciproca: noi con via Kagoshima, nel quartiere Vomero, loro con l’alberato Napoli Dori, viale Napoli.