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Il cimitero delle fontanelle

Teschi delle anime pezzentelle - Cimitero delle Fontanelle - Napoli
La grande cava di tufo dove riposano i defunti più poveri
Il Cimitero delle Fontanelle, un luogo tra magia, esoterismo e tradizione che racconta misteri e stranezze di Napoli attraverso culti pagani non consentiti dalla Chiesa e la pietà delle abitanti della zona che nel tempo si sono prese cura dei più sfortunati.
Le cavità tufacee della nostra città cullano ricordi e segreti della Napoli che fu. E così, da una semplice porticina si accede a un tunnel che ci porta sotto, in luoghi inesplorati fino a un decennio fa, e conosciuti solo da chi ci abitava accanto e forse da qualcuno a Palazzo San Giacomo. Questi cunicoli tortuosi risalgono a tantissimi anni fa e sono stati sviluppati nel corso dei secoli per servire esigenze strategiche legate al trasporto/fuga della famiglia reale di turno. E sono stati riutilizzati come ricoveri anti-bombardamento durante la seconda guerra mondiale. Questi passaggi percorrono le arterie principali della città e mettono in comunicazione zone superficialmente distanti, con sorprendente rapidità ed efficenza. E girando di qua e di là ci si imbatte in rirovamenti dal gusto esoterico, figli di culti pagani che la Chiesa ha abbondantemente sconfessato: il cimitero delle fontanelle e le anime pezzentelle sono uno straordinario esempio di queste "impertinenze". Il sito, che si trova nel quartiere Sanità, risale al XVI secolo: in questo periodo Napoli fu sconvolta da rivolte popolari, carestie, terremoti e addirittura cinque eruzioni del Vesuvio. I cadaveri delle vittime che non potevano permettersi degna sepoltura venivano qui raccolti: all'interno delle cave di tufo, che fino all'Ottocento hanno fornito i materiali da costruzione per palazzi e ville di tutta la città e che oggi sono adibite ad usi più disparati. Il cimitero rimase poi abbandonato fino al 1872, quando il parroco della chiesa di Materdei, con l'aiuto di donne del popolo, riordinò le ossa nello stato in cui ancora oggi si vedono e preservano, seppur tutte anonime, ad eccezione di due scheletri: quello di Filippo Carafa Conte di Maddaloni e di Donna Margherita Petrucci; entrambi riposano in bare protette da vetri.

Oggi, il cimitero, dopo vari riutilizzi (le cavità partenopeee hanno funzionato anche come deposito per mezzi e merci sequestrate) è un insolita meta turistica per napoletani e non, grazie al macabro fascino che evoca tra intrighi, miracoli e culti sotterranei.

Tags: Archeologia, Arte e cultura