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L'ospedale delle bambole

Ospedale delle bambole
Braccia o gambe rotte? Un po’ di colla, qualche martellata e tutto torna a posto
Un occhio perso? Se ne fa un altro! Non stiamo parlando dell’ultimo film di Tim Burton o di un film horror, ma di una bottega molto particolare, nata alla fine dell’ ‘800 a Napoli: l’Ospedale delle Bambole.
Questa però, non è una favola, anche se qualcosa di magico doveva esserci certamente.
Fu infatti Luigi Grassi a pensare la necessità di un luogo così particolare, così unico a tutt’oggi, ispirato da una mamma che gli chiedeva se potesse riparare la bambola alla sua bambina. Stiamo ovviamente parlando di un’altra epoca, una epoca in cui nulla si buttava, e anzi veniva conservato e riparato tante volte quanto era possibile.
Era così che gli oggetti, da quelli di uso quotidiano a quelli transitori per età acquisivano un’anima, una personalità e avevano una vita praticamente eterna. “La pentola della nonna”, “Il vestito del papà”... e la bambola di mamma da bambina! E’ con questo spirito che uno scenografo e creatore di macchine sceniche decide di trasformare a sua bottega in un luogo magico dove avvengono piccoli miracoli di artigianato.
In breve tempo il fascino di un luogo così si diffonde e la bottega si riempie di bambole rotte di ogni genere e fattura. Cresce il numero delle committenze e anche la loro portata. Non si conosce ancora chi fu, ma è dato per certo che un tale vedendo questo accumularsi di bambole e affannarsi di cure esclamasse in schietto napoletano: “me pare proprio o’ spitale d’è bambule!”. Quel tale non lo sapeva, ma, in quel momento aveva contribuito alla nascita dell’Ospedale delle Bambole.
La bottega negli anni si è tramandata di padre in figlio, sopravvivendo anche a periodi bui della storia della città come quelli a cavallo tra le due guerre, trovando sempre attività collaterali da integrare in bottega, come la creazione di vetrine personalizzate e manichini.
Ma la storia era già segnata. L’Ospedale delle Bambole doveva continuare a esistere. Oggi Luigi jr. (nipote ddel fondatore) ha saputo farsi amare dai suoi clienti e in particolare dalle bambine, rassicurandole inventando tenerissime storie che le loro amate bambole sarebbero presto tornate in forma. Nel nostro mondo globalizzato
L’Ospedale delle Bambole fa fronte a centinaia di richieste provenienti da tutto il mondo ed è arrivato ad aggiustare anche i peluche in uno specialissimo ”Ambulatorio veterinario”. Luigi ama chiamarlo “Bambolatorio” Situato a qualche civico di distanza dall’Ospedale delle Bambole, dove i piccoli clienti possono giocare liberamente nello spazio gioco. Tiziana, figlia di Luigi, regge l’eredità dell’Ospedale, che sembra vivere in un tempo sospeso nel mondo della fantasia e nelle speranze sorridenti di quei piccoli occhi felici di riabbracciare i compagni di giochi.

Tags: Arte e cultura