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Sciuscelle napoletane

Sciuscella napoletana
Il carrubo: da cibo dei poveri a unità di misura per l'oro
A Napoli i frutti del carrubo vengono chiamati “sciuscelle”: un albero che cresce facilmente ed è presente in luoghi anche con condizioni climatiche ostili.
Ad esempio, la zona circostante a Port’Alba era disseminata di queste piante al punto che l’antica entrata viene chiamata ancora “Porta Sciuscella”.

Invece, a Capri sciuscella è diventato sinonimo di un tipo di pane che assomiglia come forma proprio al frutto del carrubo. Per la semplicità con cui crescono, i frutti del carrubo sono usati come foraggio per i cavalli, ma i semi sono usati anche nella preparazione di efficaci medicinali e la farina è impiegata nell’industria dolciaria.
Sciuscella deriverebbe dal termine “iuscellum”, che significa “brodino”, ossia il modo principale in cui viene cucinato tale frutto; inoltre i semi, noti come carati, vengono usati come unità di misura per oro e pietre preziose. Nella città partenopea con questa parola si fa riferimento ad un oggetto poco durevole, ad esempio qualche vecchio mobile costruito con legno scadente; oppure ad una persona fragile che sembra reggersi a stento in piedi.

Quindi il termine sciuscella è spesso usato con valenza dispregiativa, anche in riferimento al sugo derivante da questi semi, adatto a produrre un caffè leggero e annacquato, come quello americano. Eppure questo albero è molto resistente ed i suoi frutti sono stati spesso usati in tempi di carestia e siccità in molte città italiane, visto il loro alto apporto nutritivo e le proprietà benefiche che li contraddistinguono. Oggi questo frutto è reperibile in maniera assai ridotta ed è venduto per lo più da negozianti di mangimi zootecnici ed in alcune erboristerie, con prodotti specifici per la cura della pelle.