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La Melannurca Campana, la "regina delle mele"

melannurca
Una mela (annurca) al giorno leva il medico di torno!
La Melannurca Campana è considerata per la sua pregiata qualità la più buona tra le mele, aggiudicandosi il titolo di "regina delle mele".
Si tratta di un frutto caduco, da cogliere, quindi ancora acerbo e poi esporre al sole per 10-15 giorni per fargli acquistare il tipico colore rosso maturo. Stese a terra sui graticci di paglia tipici, detti “melài”, è necessario girarle a mano diverse volte.
Il sapore di questa delizia dipende dalle due differenti varietà, la "Sergente", dal sapore acidulo e la "Caporale", più dolce e con i caratteristici puntini bianchi. L’origine di questo nome caratteristico è controversa.
Per alcuni deriverebbe dalla località di origine, il territorio dell’antica Puteoli, in cui era presente l’Orco, l’infernale lago d’Averno, da cui la denominazione “Mala Orcula”. Nel ‘500 Della Porta parla di mela annorcola. Si dovrà invece aspettare la metà dell’800 per parlare di mela annurca a livello agrario. Nel 2006 invece, è arrivato il riconoscimento europeo di IGP per la Melannurca Campana anche grazie al prezioso sostegno del Consorzio di tutela Melannurca campana IGP nato nel 2005 con sede a Caserta.

Una mela al giorno…

Quante melannurche si producono in media all’anno? Si stima che la produzione si aggiri intorno alle 60mila tonnellate all’anno per un profitto totale di oltre 40 milioni di euro.
Ad assorbire questa produzione ci pensano i mercati campani e laziali per circa due terzi della quantità. La restante parte serve ad “allontanare i medici” di Lombardia, Piemonte e Toscana. Dove cresce la melannurca? Per la sua natura di coltivazione pregiata, la melannurca è tradizionalmente coltivata nell'area flegrea e vesuviana.
E la stessa tradizione agricola della Campania, porta ad una produzione affidata prevalentemente alle aziende di piccole dimensioni. Molto spesso, inoltre, in promiscuità con ortaggi o altre varietà di frutta. Negli ultimi decenni, infine, la "Melannurca Campana", si è andata diffondendo nelle aree giuglianese-aversana, maddalonese e beneventana e, infine, in tutta l'area dell'alto casertano dove è più intensamente coltivata.