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Coviglia napoletana

Coviglia napoletana
Dolce a metà strada tra un gelato e un pasticcino
Le coviglie iniziarono a diffondersi a Napoli nell'Ottocento, consumate soprattutto a Mergellina, nel quartiere Chiaia. il gusto più tradizionale di questo semifreddo è al caffè oppure al cioccolato, di solito venduto in piccoli bicchieri di alluminio.

I semifreddi erano molto apprezzati persino dalla scrittrice Matilde Serao, che descrisse lo spumone nel suo libro “Paese di Cuccagna”:
<<...agli spumoni, metà crema e metà gelato, di tutte le mescolanze, crema e cioccolatte, mandarino e poncio, crema e pistacchio, crema e fragola, lattemiele e fragola, agli spumoni, adorazione delle donne e dei ragazzi, succedevano le gramolate di pesca, le gramolate di amarena, le granite di limone e di caffè, contenute in certi bicchieri di porcellana lattea, trasparente, che stavano fra la tazza e il bicchiere…>>

La coviglia, in effetti, appartiene alla stessa famiglia dello spumone e dello zuccotto, dato che è molto simile per forma e consistenza a queste prelibatezze, ben diverse sia dai gelati che dalle granite. La coviglia deriverebbe dallo spagnolo “cubillo”, il recipiente posto a tavola per conservare le bevande fredde. A sostegno di questa ipotesi Vincenzo Corrado, cuoco e gastronomo napoletano, nella ricetta della spuma di cioccolata scrisse: <<Dopo qualche ora s’empiranno le cuviglie, o siano vasetti, e si metteranno a neve.>>

Dunque, le “cuviglie” erano proprio i contenitori nei quali si collocavano spume dolci da conservare in luoghi a basse temperature.
Un dessert davvero molto particolare, che vale la pena provare!