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Domenico Antonio Vaccaro, eccellenza artistica napoletana

Chiostro Santa Chiara
Avete mai sentito parlare di Domenico Antonio Vaccaro?
Se siete di Napoli o ne avete visitato le meraviglie, forse l’avete incontrato più volte di quanto pensiate.
Figlio dello scultore Lorenzo Vaccaro, il piccolo Domenico si formò come scultore e pittore presso la bottega del padre e di Francesco Solimena. Durante gli ultimi dieci anni del Seicento si ritrova a soli vent'anni in una fase della pittura napoletana straordinariamente ricca di artisti.
Per gran parte della sua vita abitò alla via Magnocavallo, oggi via Girardi, al quartiere di Montecalvario ai Quartieri Spagnoli al secondo piano del Palazzo di proprietà dei Conti di Magnocavallo posto di fronte alla chiesa di Santa Maria del Soccorso.

Morto il padre, ucciso nel 1705 da due sicari dovette occuparsi del completamento dei marmi decorativi per la chiesa di San Giorgio Maggiore a Napoli, lasciati incompiuti. Tra il 1718 e il 1725, progettò e costruì la chiesa di Santa Maria della Concezione a Montecalvario, riconosciuta unanimemente dalla critica la sua opera migliore. Ma un altro è il lavoro che, tra tutti, gli tributa gloria eterna ed è il progetto di restauro del vecchio chiostro angioino delle Clarisse nel Complesso Monumentale di Santa Chiara a Napoli (1739-42), con l’uso decorativo delle maioliche realizzate dai maestri “riggiolari” Giuseppe e Donato Massa, vero e proprio capolavoro nel centro storico di Napoli, patrimonio mondiale dell’Umanità. Ma la sua attività è testimoniata dalla presenza di sue opere disseminata praticamente in tutte le chiese sue contemporanee. 
Talento nato e sviluppatosi negli ultimi vent'anni del ‘600, quando il Barocco napoletano si andava esaurendo e si affacciava all'orizzonte della cultura dell'allora Europa: il Neoclassico, il Vaccaro incarna questo gusto che fa dell’attenzione alla realtà uno spiccato segno di distinzione dallo stile che lo ha preceduto.

Tags: Arte e cultura