Napoli Calling
Nel 2009 è uscito in Italia un film interpretato da un dj, produttore, musicista molto conosciuto in Germania. La pellicola è Berling calling e il protagonista è Paul Kalkbrenner, nuovo paladino della musica techno e di serate che finiscono alle tre del pomeriggio tra il delirio dei partecipanti.
Quando chi vi scrive si trovò a Berlino proprio nel momento di massimo splendore del film e di conseguenza dell’artista, pensai come tutti i comuni mortali napoletani “ma perché le cose fighe non le fanno mai nella mia città”? In verità oggi mi pento di ciò che pensavo. Noi napoletani sovente amiamo bearci nel nostro vittimismo a volte motivato altre volte accentuato. La verità è che Napoli e Berlino sono legate da un filo… un filo elettrico in questo caso. La filosofia del club a Napoli è compresa e sentita. Venti anni fa un gruppo noto come Angels of Love ebbe l’intuizione che avrebbe cambiato la storia dei party e dei dj in italia. Non è questa la sede per raccontare le vicende di questo affermato gruppo ma è il pretesto per confermare che Napoli da sempre è stata un punto di gestazione di tante iniziative dell’underground urbano che non ha nulla da invidiare a Berlino, Londra ecc. Quando si parla di scenari commerciali e di musica pop si dice sempre che gli artisti grossi al di sotto di Roma non si esibiscono. Ma per la musica elettronica, i dj ed i produttori migliori del mondo questa regola non vale a Napoli. Ne abbiamo avuti di talenti qui e gli abbiamo regalato anche un pubblico in delirio che è una condizione non secondaria al mero corrispettivo in danaro per far felice un artista. Solo per fare due nomi di spettacoli recenti ricordo gli Underworld al Neapolis festival, Fat Boy Slim alla Mostra d’Oltremare e tanti dj e produttori che magari non hanno mai suonato a Roma ma a Napoli ci sono venuti eccome. La sensibilità dei napoletani per una musica che è di nicchia solo perché i canali informativi non le dedicano il giusto credito, è unica in Italia. A Napoli viene un Fabri Fibra a fare il rapper anticonformista con tanto di promozione e spot in radio e sulle reti mediaset, e fa duemila paganti. Poi si affaccia un tizio chiamato Sven Vath che ha cambiato la storia della musica techno in sordina senza clamori mediatici e richiama oltre settemila persone in un locale che ne potrebbe contenere a stento quattromila. E allora mi chiedo cosa ci manca? Perchè c’è sempre una nebbia fitta di polemiche e critiche per ogni evento che si svolge in città e che si rivolge a quel famoso pubblico di nicchia? Beh forse per l’ispettore Derrick che è tedesco l’indagine sarebbe ostica ma per me che sono napoletano la visione è più che chiara. La collaborazione è la chiave di volta. Napoli è piena di menti geniali, ma vogliono tutti l’esclusiva sul proprio operato. Le collaborazioni fanno storcere il naso ai direttori artistici, agli organizzatori e in ultima analisi ai pr. E’ sempre la solita storia, Al Pacino nell’Avvocato del diavolo diceva che il peccato più gettonato è sempre la vanità. Ed è per vanità che molte iniziative validissime vengono boicottate da quelle stesse persone che avrebbero dovuto parteciparvi insieme al promotore e condividerne i successi. Tanta creatività, tante energie sprecate per il timore che il proprio nome non sia il solo nella hall of fame dell’intrattenimento elettrico. Cambierà mai qualcosa? Forse uno tsunami di umiltà potrebbe far qualcosa ma prima di allora… massimo sforzo per minimi risultati miei cari.


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Raffaele Semonella Noisyfm